La democrazia ha le sue spine

Di Luca Cefisi 

 

La democrazia ha le sue spine: nessun sistema democratico garantisce il risultato “perfetto”, a meno di non inventarsi un “porcellum”, o “primarie” a candidato unico, di cui si conosca già l’esito. Quando la democrazia è vera, l’esito è incerto, e a volte poco netto, poco estetico. Nel Partito socialista francese, la scelta del leader è stata rimandata agli iscritti e alle iscritte, dopo il congresso di pochi giorni fa a Reims che aveva espresso un equilibrio tra diverse posizioni e nessuna maggioranza netta. Un metodo diverso – e migliore- di quello delle primarie all’italiana del Partito democratico, dove l’ostentata apertura (potevano votare amici e passanti…) era consentita dalla certezza dell’esito (Veltroni). Quando l’elezione avviene per davvero, e quindi è per definizione incerta, la definizione di chi ha diritto a parteciparvi non è cosa banale nè si può improvvisare. Possono essere solo gli iscritti, iscritti veri di un partito vero.
Alla fine, Aubry batte, di pochi voti, Royale. Contestazioni, polemiche…non c’era infatti nè una regìa nè un copione scritto: è il Partito socialista, signori, mica Mediaset ! Due donne per la leadership, ma non due donne scelte dagli uomini per motivi d’immagine. Nè ragazzette telegeniche, nè favorite da harem. Il fatto che tutt’e due abbiano legami familiari importanti (Aubry è figlia di Jacques Delors, Royale a lungo compagna di Hollande, poi si sono lasciati) non è materia di gossip: quel che hanno e che sono è stato tutto guadagnato con il lavoro.
Il Partito socialista non sarà nè dell’una nè dell’altra: sarà un collettivo come sempre assai complesso da governare, con mediazioni tra diverse culture e idee, tra le tante ambizioni e generosità dei singoli. Sarà il partito dei socialisti, coi loro pregi e difetti, non un’agenzia elettorale di qualcuno.
La differenza tra Royale e Aubry è sostanziale, non di messinpiega. Royale è decisamente più postmoderna, cerca di interpretare quel che gli elettori vogliono, o sembrano volere, secondo le regole del marketing politico e del glamour comunicativo. Aubry rappresenta una cultura socialista che non rinuncia a cambiare la società, secondo un progetto ambizioso di cui la politica si assume responsabilità e rischi di fronte agli elettori: come ministro, ha legato il suo nome alle 35 ore, alla copertura sanitaria per chiunque risieda in Francia da tre mesi, alla protezione del reddito degli anziani non autosufficienti. Che alcune di queste misure, in Italia, siano state bollate di “massimalismo” e lasciate in mano a Bertinotti dice poco su come abbiano funzionato in Francia (abbastanza bene, comprese le “famigerate” 35 ore, almeno finchè c’era un governo socialista che ne gestiva l’attuazione), ma dice molto sull’insostenibile leggerezza del riformismo italiano.
Toccherà dunque alla Aubry proporre un’alternativa a Sarkozy: sarà un’alternativa di programmi e di visione, non una rincorsa alla foto più accattivante e alla trovata più fighetta. Meglio così.

La democrazia ha le sue spineultima modifica: 2008-11-23T21:31:34+01:00da iorioluigi
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